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Fatti per l'impresa

Un fenomeno in costante crescita e sviluppo, soprattutto in Italia. Dopo la legge 4/2013 e il Jobs Act delle professioni, ecco le richieste a Parlamento e Governo di Cna

Crescono i professionisti non ordinistici. Ecco cosa chiede Cna

Sono in continua crescita, soprattutto in Italia, i professionisti della legge 4/2013, i professionisti, cioè, non iscritti all’albo, ma non per questo di serie B. Per esercitale la professione, infatti, il 25% di questi ha dovuto seguire un percorso formativo specialistico, un altro 54,3% si è formato in via facoltativa. Quasi l’80% dei professionisti non ordinistici, in definitiva, ha conseguito diplomi, abilitazioni o altri titoli aggiuntivi e diversi da quello di studio previsti per svolgere la propria attività competentemente e con serietà.

Non va inoltre dimenticato che in questi anni hanno contribuito a evitare che l’occupazione nel nostro Paese franasse quando la crisi mordeva più ferocemente. A rilevare il fenomeno di aumento delle professioni non iscritte all’albo è stato Cna, attraverso una indagine quali-quantitativa condotta dall’Osservatorio Professioni per far luce su questo universo in costante e fortunato incremento disciplinato dalla Legge 4/2013.

Quanto emerge dallo studio è che i professionisti non ordinistici, tra il 2009 e il 2015, sono cresciuti – lo certificano anche dati Inps e Istat – quasi del 28%. Contro un calo dell’occupazione che negli stessi anni ha raggiunto il 2,7%: -0,3 per cento tra i lavoratori dipendenti, -3,4% tra gli indipendenti. Un risultato migliore anche dell’apprezzabile incremento del 16,9% registrato dall’intera platea delle libere professioni.

Ma come è composto questo esercito di professionisti? Ad esercitare sono per il 40,2% donne, contro il 59,8 % di uomini. Quanto all’età, la media di questi professionisti ha 46 anni, con il 4% tra i 19 e i 25 anni, il 20,7% tra i 25 e i 35 anni, il 24,2% tra i 35 e i 45 anni. Più giovani mediamente i professionisti che offrono servizi per la salute, meno quanti propongono servizi alle imprese.

Non potendo più ignorare questo fenomeno in continua crescita Governo e Parlamento hanno attuato alcune operazioni di modifica. La Legge 4/2013 ha contribuito, ad esempio, a rendere più chiari i tratti di questa realtà e ha fatto da apripista per una serie di provvedimenti specifici. In particolare con la Legge di Stabilità 2016 è stata elevata a 30mila euro la soglia di ricavo per l’accesso al regime e la riduzione dell’aliquota d’imposta sostitutiva al 5%; è stato permesso ai professionisti di accedere ai Fondi europei; è stata bloccata al 27% l’aliquota contributiva per i professionisti iscritti alla Gestione separata dell’Inps.

Il passo decisivo nel riconoscimento di queste libere professionisti è avvenuto però con il Jobs Act delle Professioni che ha stabilito: la deducibilità delle spese di formazione e accesso alla formazione permanente (79,4%); la tutela della gravidanza, delle malattie e degli infortuni (78,7%); la tutela contro i ritardi dei pagamenti (67,9%).

Cna Professioni però punta in alto e chiede anche di:

  • Definire inequivocabilmente le caratteristiche che escludono il professionista dal pagamento dell’Irap per assenza di autonoma organizzazione;
  • Introdurre correttivi nella normativa per favorire forme di aggregazione e di organizzazione tra professionisti per agevolarne l’accesso ai bandi di gara e aiutarli nella crescita delle attività;
  • Prevedere, in caso di malattia o di infortunio tali da impedire lo svolgimento dell’attività lavorativa per un periodo superiore ai due mesi, la sospensione del versamento dei tributi e delle imposte oltre che dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi.

Per informazioni:
cnaprofessioni@bo.cna.it