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Il personaggio del mese

L’intervista a Graziano Uliano, organizzatore di eventi

Da 29 anni ha fatto di Porretta la capitale del soul

“Nell’86 a Zurigo andai a un concerto di Solomon Burke e riuscii a conoscerlo: gli dissi che prima o poi sarei riuscito a farlo suonare in Italia. La cosa incredibile è che questo sogno si realizzò”.

Nei 34 chilometri quadrati del territorio di Porretta, in luglio, arrivano a frotte da Germania, Francia, Inghilterra e Svizzera. La platea si è allargata negli ultimi tempi a Bulgaria, Svezia, Finlandia e quest’anno anche al Caucaso.

“Il nostro territorio ha capito che il Festival è uno strumento di promozione. Oggi chi viene a Porretta a luglio sa di poter ascoltare della buona musica in un bellissimo festival organizzato in un bellissimo posto”..

Ha trasformato Porretta nella capitale del soul. Nel sud degli Stati Uniti ne parlano tutti, lo dice anche Renzo Arbore, e storpiano in americano il nome della cittadina dell’Alto Reno che una volta era famosa solo per le terme e ora invece ha persino dedicato una strada a Otis Redding. Nei 34 chilometri quadrati del territorio di Porretta, in luglio, arrivano a frotte da Germania, Francia, Inghilterra e Svizzera, e questo è niente: la platea si è allargata negli ultimi tempi a Bulgaria, Svezia, Finlandia e quest’anno anche al Caucaso. Il merito di tutto ciò è di Graziano Uliani, della sua tenacia e della sua grande passione per la musica dell’anima, che lo ha portato a festeggiare quest’anno l’edizione numero 29 del Porretta Soul Festival, la sua creatura.

Vergatese di nascita, porrettano di adozione. Funzionario per trent’anni della Seat Pagine Gialle, l’unico strumento suonato è stato il flauto nella banda di Vergato. Nel cuore solo il soul, quello verace: Graziano Uliani, come nasce l’avventura del Porretta Soul Festival?

Quanto ero un giovinastro, a metà degli anni Sessanta, imperava il rythm’n’blues, quello vero, e Bologna era nello stesso tempo una fucina di talenti. Avevamo studi di registrazione, fior fiore di produttori e nelle balere si ballava la grande musica. Avevo iniziato ad ascoltare il soul e capii che era la mia musica quando ascoltai Otis Redding cantare I’ve been loving you too long. Un colpo di fulmine: da allora il soul divenne una costante della mia vita e cominciai a sognare di promuovere questa musica in Italia. Mi inventai una newsletter, poi vennero le collaborazioni con prestigiose riviste musicali. Nell’86 a Zurigo andai a un concerto di Solomon Burke e riuscii a conoscerlo: gli dissi che prima o poi sarei riuscito a farlo suonare in Italia. La cosa incredibile è che questo sogno si realizzò.

Quando?

Il 7 novembre 1987: Solomon Burke fu protagonista di due set travolgenti al salone dell’Hotel Castanea, tre ore di musica in tutto, promosse dall’associazione che nel frattempo avevo fondato, la Sweet Soul Music.

Una manciata di mesi dopo nacque il Porretta Soul Festival, era il mese di giugno del 1988.

Esatto, il sogno si era avverato. Il grande momento di quella prima edizione fu rappresentato da quello che diverrà un ospite fisso: l’arzillo settantunenne Rufus Thomas con i Memphis Horns. Rufus diventerà la vera icona del Festival e a lui sarà dedicato il parco dove ogni anno va in scena il Porretta Soul. Due anni dopo, nel 1990, Solomon Burke tornò a Porretta in compagnia di una schiera di leggendari musicisti. In ventotto anni il gotha del soul si è esibito sul palco di casa mia: ne sono profondamente felice perché il miglior cliente del Porretta Soul Festival sono io. Qui si ascoltano artisti suonare dal vivo con coristi e strumenti veri come organi hammond e fiati, ingredienti necessari per fare del vero soul, quello che ormai ci attraversa la strada tutti i giorni perché scelto come colonna sonora per la pubblicità di celeberrimi blue jeans o notissime marche di collant femminili. No all’hip hop o alla disco music: qui si ascolta il vero rythm’n’blues che piace a noi.

Come ha reagito il territorio all’enorme opportunità di crescita costruita dal Porretta Soul Festival?

Il nostro territorio ha capito che il Festival è uno strumento di promozione. Io personalmente non ho mai ascoltato le sirene che dicevano che avrei dovuto avere ogni anno il grande ospite per sopravvivere. Ho avuto ragione. Porretta è una piccola cittadina dove il termalismo assistito pian piano è scomparso e oggi chi viene a Porretta a luglio sa di poter ascoltare della buona musica in un bellissimo festival organizzato in un bellissimo posto. I fotografi non devono accreditarsi perché c’è posto per tutti, gli appassionati possono offrire un caffè in piazza o portare a pranzo al ristorante i loro artisti preferiti. Anzi, i ristoranti durante il festival lavorano su tre turni e di più non ce la fanno…I musicisti hanno ormai tutti superato la sessantina ma sono arzilli e conservano la stessa tempra di quando erano giovani.

L’edizione numero 29 prevede tra l’altro una serie di concerti collaterali sul territorio dell’Alto Reno: il Porretta Soul Festival si allarga?

Il Festival è in programma dal 21 al 24 luglio e tra i protagonisti di quest’anno c’è Bobby Rush oltre a una serie di nomi eccellenti. Quest’anno inaugureremo il Porretta Soul Museum con un vasto archivio di materiale che racconta la storia del festival dal 1988 a oggi. Poi sono previsti concerti collaterali dal 19 al 31 luglio con il progetto “The Valley of Soul” a Vergato, Marzabotto (Monte Sole), alla Rocchetta Mattei, Grizzana Morandi, Lago di Suviana, Lizzano in Belvedere, Sasso Marconi, Castel del Rio e Monterenzio. Vi aspettiamo!