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In Primo Piano

Intervista al Sindaco di Bologna.

Merola: “Economic free zone” per il rilancio della competitività industriale

"All’interno di queste zone le aziende potranno trovare condizioni di vantaggio su costi, flessibilità, reperimento risorse umane, formazione, strutture di ricerca, dotazioni infrastrutturali, fiscalità e incentivi all’innovazione".

Lei è il primo Sindaco che vince per due volte consecutive le elezioni a Bologna da quando si vota col maggioritario, dal 1993: secondo Lei cosa ha spinto i bolognesi a fare questa scelta? Era sicuro di farcela?

Sono felice ed onorato di essere di nuovo il Sindaco di questa città. E' stata una campagna elettorale non facile per tutti i candidati alle elezioni amministrative, penso però che a Bologna siamo riusciti a fare emergere la concretezza delle nostre proposte, partendo da un lavoro fatto nei cinque anni precedenti che in molti ci hanno riconosciuto essere stato positivo.

Quali sono le iniziative da Lei messe in campo nello scorso mandato di cui è particolarmente soddisfatto?

Sono tante le iniziative positive, ricordo i T-Days e tutto il piano delle riqualificazioni del centro storico, l'aver concesso l'autobus gratuito ai bambini delle scuole elementari (che ora estenderemo ai ragazzi delle medie), l'avere sbloccato opere ferme da troppo tempo, gli investimenti mantenuti sulla scuola e il lavoro per sostenere l'economia del nostro territorio favorendo nuovi investimenti, raggiungendo circa 1,6 miliardi di euro tra interventi pubblici e privati di carattere strategico.

Quali sono invece le azioni che Lei non ripeterebbe?

Dobbiamo prestare maggiore attenzione ai ceti popolari della nostra città. Più che azioni da non ripetere ciò che mi sono impegnato a fare è aumentare il dialogo con la popolazione e stare più tra i cittadini, ho detto che sarò un Sindaco di strada.

Come giudica l’imprenditoria bolognese, in particolare artigiani e pmi, e quali sono i suoi rapporti con questo mondo imprenditoriale?

Il nostro territorio, sia a livello cittadino che metropolitano, ha attraversato la crisi meglio che in altre zone del nostro paese. Certamente i contraccolpi ci sono stati anche qui, e la capacità di tenuta di molte imprese è stato messo a dura prova, ma il nostro è un tessuto sano, forte, e chi ha fatto leva sulla capacità di investimento, di ricerca e sviluppo e di tutela della qualità del prodotto, ha mantenuto un presidio produttivo anche nei momenti più duri. Penso che l'imprenditoria bolognese abbia la non comune dote di tenere assieme tradizione e innovazione e di essere non solo un interlocutore dell'Amministrazione, ma anche, soprattutto nei momenti più importanti, un co-attore di politiche di rilancio del nostro sistema produttivo. Il nostro ruolo, come Amministrazione, è quello di creare condizioni abilitanti per rendere Bologna sempre più attrattiva e premiante, attraverso politiche che portino all'attrazione di investimenti ed al rilancio della competitività industriale, sia nei settori più forti e vitali, che in quelli con potenzialità di sviluppo ancora non espressi a pieno.

Tutte le Associazioni economiche durante la campagna elettorale hanno presentato ai candidati un Documento con le priorità per le imprese di Bologna e di Imola. Per la Città metropolitana e per il Comune di Bologna. Vediamole una per una e ci dica quali risposte pensa di dare loro in questo mandato. Partiamo da una richiesta di maggiore semplificazione per le imprese, cosa farà il Sindaco Merola contro la burocrazia?

Spesso è la stessa Pubblica Amministrazione a rimanere vittima di complicate procedure burocratiche, e questo ha delle ricadute verso cittadini, imprese e associazioni. Penso che soprattutto per chi fa impresa il tempo sia una risorsa fondamentale. E' per questo che in questo mandato ci siamo proposti come obiettivo quello di proseguire sempre più verso il potenziamento di una rete di servizi che sia basato sulla trasparenza, sul grande portato delle infrastrutture digitali e su pratiche collaborative. Semplificazione e sinergie territoriali sono le chiavi del rilancio competitivo di Bologna, che passa dalla valorizzazione di presidi industriali importanti all'attrazione di nuove imprese. Possiamo raggiungere questo condividendo azioni di qualificazione dei siti industriali, come le aree artigianali, e una serie di azioni congiunte in ambiti come il welfare aziendale e territoriale, la formazione, il mobility management, le pari opportunità, l'innovazione tecnologica, il marketing territoriale. Attraverso strumenti come le tasse sugli immobili e sui rifiuti, gli oneri di urbanizzazione, le facilitazione di cambi d’uso per chi apre un’azienda, innova o investe possiamo creare le condizioni per facilitare chi fa impresa a Bologna.

Le imprese chiedono infrastrutture e in tempi rapidi, quali sono le sue priorità per i prossimi cinque anni?

Nello scorso mandato, dopo anni di attesa, siamo riusciti a sbloccare i cantieri delle grandi infrastrutture, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti: dallo sviluppo dell’Aeroporto Marconi al completamento della Stazione Alta velocità, dai lavori per la realizzazione del più grande parco tematico dedicato alla filiera agroalimentare (F.I.CO.) all’avvio dei lavori per il People Mover, fino alla firma del “Passante di Bologna” per l’ampliamento in sede e la realizzazione delle opere accessorie al tratto autostradale, che assicurerà maggiore fluidità del traffico in tangenziale. Questo è il momento di dare continuità a quanto fatto fino ad oggi, realizzando - o consolidando - le opere e integrare le politiche esistenti, soprattutto sul fronte della logistica delle merci in ambito urbano ed extraurbano.

Bologna deve essere attrattiva, sia per i flussi turistici che per i capitali e le persone che qui vogliono venire a lavorare e a investire. Quali azioni farà il Comune di Bologna per attrarle?

Questo è un tema fondamentale, come già detto prima. Più nello specifico, intendiamo partire dalla strategia che ha portato, nello scorso mandato, alla nascita di Bologna Welcome. Insieme a Bologna Welcome ed i suoi partner, vogliamo creare un team condiviso con il mondo dell'Università e delle imprese, per attrarre capitali, imprese, talenti, eventi e che faciliti chi vuole investire a Bologna nei vari settori, dalla manifattura e l'artigianato all'agroalimentare, dalla salute e benessere alla cultura e creatività. Non solo, come dicevo prima, vogliamo anche promuovere, in determinate aree produttive, la creazione di zone in cui le aziende possono operare in condizioni di vantaggio in termini di costo, flessibilità, reperimento risorse umane, formazione, strutture di ricerca, dotazioni infrastrutturali, fiscalità e incentivi all’innovazione, della mobilità per le persone e della logistica per le merci. Questi sono solo due degli obiettivi di questo mandato, ma voglio ricordare anche la nostra proposta di istituire un’Agenzia metropolitana dedicata allo sviluppo e alla promozione dell’economia di prossimità, che riguarda certamente il commercio ma anche le imprese artigiane, e le importanti ricadute che avrà l'istituzione del fondo di venture capital da 50 milioni di euro dedicato alle startup innovative.  

Le imprese chiedono legalità, contro l’economia sommersa e l’abusivismo. Cosa sente di rispondere loro?

Continueremo nella lotta all'abusivismo e al recupero dell'economia sommersa. Nel mandato scorso abbiamo rafforzato le azioni contro l’evasione, recuperando entrate per oltre 115 milioni di euro. Possiamo lavorare assieme affinché questi risultati ci siano in tutti i settori.

Ma il problema dei problemi resta la pressione fiscale. Ci saranno interventi per abbassare tasse e imposte locali per le imprese?

Ho proposto la sperimentazione di “manifacturing zone” ed “economic free zone” per il rilancio della competitività industriale di alcune zone e l’attrattività di nuove imprese. All’interno di queste zone le aziende potranno trovare particolari e rinnovate condizioni di vantaggio in termini di costo, flessibilità, reperimento risorse umane, formazione, strutture di ricerca, dotazioni infrastrutturali, fiscalità e incentivi all’innovazione, gestione della qualità urbana, della mobilità per le persone e della logistica per le merci. Al contempo tali “zone” rappresentano anche una dimensione nuova di dialogo tra capitale, lavoro e istituzioni per la stabilità dell’occupazione e la partecipazione dei lavoratori, la ricollocazione, la valorizzazione dei giovani attraverso accordi e/o progetti condivisi. Città Metropolitana e Comuni possono istituire tali zone in aree nuove o già destinate a funzione artigianale/industriale. Tra gli obiettivi non ci si pone solo quello di attirare nuove imprese, ma anche di trattenere e valorizzare la presenza di presidi industriali importanti condividendo azioni di qualificazione dei siti industriali (es. aree artigianali) vero e proprio biglietto da visita internazionale per il numero di connessioni e visitatori che le aziende muovono; nonché pacchetti di azioni congiunte in ambiti quali: welfare aziendale e territoriale, formazione, mobility management, pari opportunità, innovazione tecnologica, marketing territoriale. Tasse sugli immobili e sui rifiuti, oneri di urbanizzazione, facilitazione di cambi d’uso per chi apre un’azienda o innova o investe: attraverso questi strumenti possiamo creare le condizioni per facilitare chi vuole investire a Bologna.

Come vorrebbe che fosse Bologna tra cinque anni, quando terminerà il suo secondo mandato?

Bologna deve saper diventare una città cosmopolita. Il punto di partenza per una città cosmopolita che abita il mondo e vive la dimensione internazionale come futuro devono essere i giovani perché solo attraverso di loro può compiersi la metamorfosi necessaria per l’adattamento della nostra società ai cambiamenti. Per questo motivo è necessario lanciare oggi una sfida educativa e culturale che partirà dalle giovani generazioni, ma che dovrà coinvolgere tutti, nell’idea di una città dal sapere diffuso che faccia della formazione e dell’educazione alla cittadinanza attiva un tratto distintivo della città. Un’idea di cultura non finalizzata solo alla produzione di beni e servizi culturali, ma anche alla diffusione dei saperi (tecnico, scientifico, umanistico) e alla ricucitura urbana tra centro e periferia.